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parita di genereIn classe abbiamo affrontato il tema della parità di genere e dell’importanza dell’istruzione delle bambine e ragazze dell'Afghanistan. A tal proposito l’UNICEF ha realizzato delle aule “fatte in casa” con lo scopo di favorire lo studio e la preparazione agli esami di ammissione a scuola.

La scelta di investire nello studio delle giovani donne in un paese come l'Afghanistan, trova origine nella necessità di emancipare, all’interno di esso, il ruolo della donna, ancora troppo ancorato ad antiche tradizioni discriminatorie e maschiliste. 

L’attenzione posta dalla politica afghana rispetto all’emancipazione femminile si configura come una “rivoluzione” culturale e del pensiero, dal momento che nasce e si sviluppa in un territorio in cui è ancora forte il “regime talebano”. 

Ritengo che ci sia ancora molto da fare, anche in Italia. Penso, ad esempio, ai fatti di cronaca che ogni giorno riportano episodi di violenza e maltrattamento subiti dalle donne, che nascono dai pregiudizi circa i ruoli di uomini e donne nella società e nelle famiglie.

Nella mia casa entrambi i genitori lavorano, si aiutano a vicenda nella preparazione dei pasti, nel riassetto della casa e nella gestione di noi figli, senza distinzione di ruolo. 

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esoscheletroMichele è entrato nel bar, ha ordinato un caffè al bancone e lo ha bevuto con i suoi genitori: non era stato in grado di farlo per nove mesi, da quando una lesione al midollo spinale lo aveva costretto su una sedia a rotelle. Venticinque anni, di Fano, dall'inizio di luglio è assistito presso un centro specializzato in riabilitazione motoria. Indossava Ekso, una sorta di tuta che sostiene il corpo di chi non è più in grado di farlo in autonomia e permette di camminare.  E ha fatto il primo passo per ricominciare la sua vita.  Michele ha sorriso dopo tanto tempo: "Non pensavo più di riuscire a stare in piedi, a camminare. Arrivare a camminare con l'esoscheletro non è il punto di arrivo, ma solo una tappa intermedia. E a quel punto inizia la seconda fase del viaggio.

"L'esoscheletro è uno strumento ad alta tecnologia, ha un telaio che sostiene le gambe e un busto che viene indossato e che permette di mantenere l'equilibrio; i motori di altezza del ginocchio e dei fianchi, consentono il movimento e due sensori regolano la quantità di potenza, che i motori stessi devono rilasciare in base alle capacità motorie del soggetto, valutate istantaneamente.  «Perché - spiegano i medici - il movimento prodotto dalla macchina deve assistere, non sostituire quello del paziente se riesce a muoversi anche minimamente da solo».

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internetAl giorno d'oggi non c'è persona che non usi internet, adulto o bambino che sia.

Io, ad esempio, non riuscirei a vivere senza e soprattutto in questo triste periodo del Covid-19.

Grazie ad internet, infatti, se non possiamo recarci a scuola, riusciamo a studiare grazie alla piattaforma online e soprattutto alle videolezioni che ci consentono di interagire con i professori proprio come fossimo in classe, e riusciamo ad andare avanti con lo studio.

Ma grazie ad internet sono tante le cose che si possono fare, con un clik si possono imparare cose nuove, si approfondiscono vari argomenti, si seguono le notizie in tempo reale, si imparano le lingue, si consultano ricette di cucina, il giardinaggio, si possono guardare i film, si spediscono le e-mail, si può fare tanta pubblicità, si compra e si vende. Molte persone, poi, lavorano con internet e soprattutto in questo periodo è diffusissimo lo "smart working" cioè il lavoro da casa.

Noi giovani però utilizziamo internet soprattutto attraverso i social network come Instagram, Whatsapp, Tiktok per essere sempre in contatto con gli amici, ci piace guardare i cosiddetti "Memes" dei tormentoni virali, ci piace guardare i video su Youtube, ci piace fare foto con i vari filtri grazie alle varie app, soprattutto ascoltiamo la musica su Spotify

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sogniSe devo essere sincera non ho un singolo sogno che vorrei coltivare. Ogni giorno ho in mente tante idee, forse troppe, spesso credo che siano irrealizzabili; vagano nella mia testa come aerei e quando mi accorgo che non riuscirei a farle diventare realtà le abbandono, ci rinuncio. Se ci penso bene però c’è una cosa che vorrei fare seriamente! Andare in Giappone. Questo pensiero, al contrario degli altri, non esce mai dalla mia testa, penso a quanto sarebbe bello essere lì, viaggiare da una città all’altra e parlare fluentemente il giapponese. Le parole chiave sono “sarebbe”, “forse”, “magari” e tante altre parole che spesso mi mettono ansia. E se non dovessi avere la possibilità di andarci? Queste parole mi buttano giù, però so perfettamente che se ci si impegna si può raggiungere qualsiasi obiettivo, basta sporgersi un po’ dalla propria posizione e ci si ritrova in un mondo completamente diverso. Molte volte ho paura di esprimere ciò che provo, quello che credo sia veramente per me il Giappone e ciò che rappresenta; le cose che mi piacciono. Per esempio, vorrei provare la sensazione di camminare per una strada piena di petali di ciliegio, chiamati “sakura”, mentre si poggiano delicatamente per terra; oppure ammirare le insegne luminose sparse per Tokyo, fare shopping nei negozi più grandi, assaggiare i cibi deliziosi che si cucinano lì e far parte del caos quotidiano delle strade affollate dove colori, sapori e odori sono inconfondibili.

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25 novLa giornata mondiale contro la violenza sulle donne si celebra il 25 Novembre di ogni anno; questa data è stata scelta dall'ONU in onore di tre sorelle che sono state fermate dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo a Santo Domingo, e poi violentate e gettate in un burrone mentre stavano andando a trovare i loro mariti in prigione.

Purtroppo episodi come questi di soprusi e violenza sulle donne continuano a ripetersi ogni giorno. Negli ottantasette giorni di lockdown per l’Emergenza Coronavirus (9 marzo – 3 giugno 2020) ci sono stati 58 omicidi: 44 di donne. Ciò significa che ogni due giorni una donna è stata uccisa in famiglia. Non solo: nei 279 giorni “normali” (cioè non di lockdown) gli omicidi di donne sono stati 60: questo significa che esso ha di fatto triplicato gli omicidi di donne che vengono maggiormente uccise dal convivente, dall'ex o da un parente. 

In Italia da gennaio di quest’anno si contano 120 femminicidi circa. 

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images 1Credo che molti tra i miei compagni, soprattutto le ragazze, ritocchino le proprie foto con l’obiettivo di apparire in una forma migliore, probabilmente per nascondere la propria insicurezza e farsi “accettare” dal gruppo.

Ritoccare la propria immagine è inutile. L’inutilità sta nel fatto che, modificando una nostra foto, forniamo a chi ci circonda una rappresentazione della realtà che non ha niente a che vedere con il soggetto in sè e per sè.

Modificare la propria immagine, soprattutto migliorandola, potrebbe risultare addirittura pericoloso. Infatti, persone malintenzionate potrebbero “rubare” queste foto per poi inserirle in siti per adulti, poco raccomandabili.

Ciò provocherebbe tantissimi danni alla persona truffata, che diventerebbe ancora più triste ed insicura. Con ciò non intendo dire che modificare una foto sia un “reato”, ma che va fatto con la giusta cautela.

A parer mio, si potrebbe semplicemente aggiungere alla fotografia un effetto come un raggio di luce, delle stelline colorate, una didascalia, ecc..
La modifiche alle foto in sè e per sè non costituiscono un pericolo, ma, come in tutte le cose, è sempre necessario farsi guidare dal buon senso.

Mattia Manni

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imagesIn molti, in particolare gli adolescenti, prima di esporre una foto in rete tendono a ritoccarla, apportando delle modifiche al proprio corpo, ricorrendo a vari programmi specializzati, ideati proprio per questo fine Gli adolescenti effettuano questi passaggi affinché il proprio aspetto si avvicini a quello prediletto dal proprio ideale di fascino o dagli attuali canoni di bellezza, canoni che sono vincolanti per l’accettazione di se stessi e portano ad una riduzione dell’autostima. Capita a tanti di vedere qualcuno, in rete che non piace fisicamente e di porre commenti negativi, basandosi su quelle che ai nostri giorni vengono definite “imperfezioni”.

Sarebbe opportuno che ognuno di noi prima di esporre i propri pareri, si ponesse la domanda : “In fondo, chi sono io per giudicare qualcun altro? E chi lo dice che avere qualche chilo in meno o in più definisca la bellezza di una persona? O le dimensioni del naso, delle labbra, del viso…”

Purtroppo, però, c’è ancora chi tende a giudicare troppo in fretta basandosi solo sull’aspetto esteriore di una persona e senza comprendere che a volte le parole feriscono più di ogni altra cosa e talvolta costituiscono un pesante fardello che chi lo riceve si porta avanti. Per quanto comune, non ritengo “normale” questa abitudine di portare delle modifiche alle proprie foto perché testimonia una carenza di autostima.

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chi ha paura muore ogni giornoPaolo Borsellino era un magistrato italiano che ha dedicato la propria vita alla lotta contro la mafia, senza mai retrocedere di fronte ai gravi rischi a cui si esponeva con la sua attività investigativa, spinto da un forte senso del dovere verso lo Stato e le sue istituzioni. Egli si batteva non solo per sconfiggere la mafia, ma anche la cultura mafiosa. Il suo era un ideale di giustizia. Non c’è niente di più prezioso di un ideale che sopravvive anche dopo la nostra morte, una legge morale che ci spinge ad agire sempre secondo giustizia. Non c’è niente di più commovente di un ideale per cui si è combattuto una vita intera, di un ideale per cui, addirittura, si è sacrificata la vita. La lealtà con cui l’uomo si dedica a un’idea, la forza e la dedizione con cui la protegge: sono queste le cose che contano e che rendono grande quell’uomo.

Però i grandi uomini e le grandi idee, da soli, non vanno da nessuna parte. Il mondo non lo può cambiare un uomo solo! Un uomo solo può diffondere un ideale, può convincere, può far aprire gli occhi, ed è esattamente ciò che fece Paolo Borsellino. In realtà sono le persone, tutte insieme, che possono concretamente stravolgere le cose. Borsellino sapeva che non avrebbe potuto sconfiggere la mafia. Era impossibile, ne era consapevole, eppure ha dedicato la sua vita a questo. A proposito di ciò egli affermava: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una sola volta”.

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finestraQuando mi affaccio alla finestra, tristezza e solitudine mi assalgono. Vedo le case che hanno porte e finestre chiuse dalle quali non esce e non si affaccia più nessuno. La grigia strada è deserta e la villetta del convento con le sue panchine vuote sembra aspettare qualcuno che sicuramente non arriverà. L’unica nota di colore è data dall’erbetta che rigogliosa cresce ai margini delle strade. Tutto è statico, sembra un fermo immagine.

Alzo, poi, gli occhi al cielo e vedo stormi di uccellini volare liberi insieme a leggiadre farfalle. Dinanzi a questo spettacolo, si riaccende in me la gioia e immagino di sentire il suono del citofono, di aprire la porta, di dare il benvenuto ai miei nonni, di corrergli incontro, di abbracciarli forte, forte. Immagino anche di dirigermi con passo veloce verso la scuola, che intravedo dalla mia finestra, e di aspettare con i miei amici il suono della campanella che indica l’ingresso. Immagino, immagino…immagino la mia vita di sempre mentre sono affacciata alla finestra per “l’ora d’aria”.

Che strano, i miei sogni di un tempo sono, come per magia, svaniti. Ora il mio unico sogno è di tornare alla vita di sempre, quella fatta di piccole ma grandi cose, di gesti quotidiani che riempiono il cuore e ci fanno stare bene, come un semplice abbraccio.

Eleonora Meleti

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